Torino Geodesign

Un atlante digitale che diventa racconto
Michele Aquila – Stefano Mirti

pdf version

mirti_geodesign1
Elaborazioni cartographiche a cura di Alessandra Tarantino and Veronica Berardi

Spiegare il progetto Torino Geodesign non e’ un’impresa facile: è un processo complesso che ha coinvolto l’amministrazione, un eterogeneo gruppo di curatori, le comunità, i designer e le aziende.

Si è partiti mappando una cinquantina di comunità di pratiche. Le comunità di pratiche sono gruppi di persone unite per necessità o per desiderio. I canottieri così come i romeni, che fanno il pic-nic al parco la domenica, sono una comunità di pratiche. Nel corso di svariati incontri assieme ad ogni comunità, partiti la primavera dell’anno scorso, è stato definito un bene, o servizio, di cui avessero necessità o desiderio.
Una cinquantina di comunità ognuna delle quali definisce un tema di progetto chiaro e sufficientemente definito (ma non troppo…).

Una maniera diversa di pensare e intendere il design e il mondo del progetto. Un processo sperimentale per fare entrare in risonanza le energie più interessanti di una città con una disciplina (quella del design) in completa trasformazione

Grazie ad Abitare (media-partner dell’intera manifestazione), si è, poi, lanciato un concorso internazionale per selezionare architetti, designer ed artisti da mettere al lavoro con le comunità. Designer celeberrimi, bravissimi sconosciuti, scuole, gruppi, progettisti dal Piemonte, altri che arrivano dai paesi più lontani.

Infine per ogni tema (che a questo punto vede una comunità affiancata a un progettista o gruppo di progettisti), si trova un’azienda in grado di lavorare sul tema proposto.

Per capirsi: stabilito che la scuola circense di Grugliasco vuole una tenda portatile per spettacoli veloci da farsi in luoghi urbani, Ico Migliore e Mara Servetto vengono messi a lavorare con loro, contattando la Ferrino (specializzata in tende) per la parte di prototipazione e produzione.

Immaginatevi 48 di questi triangoli (comunità / azienda / designer), un workshop di progetto per ognuno, e avete Torino Geodesign. I workshop hanno generato idee, soluzioni, prototipi… …fino ad arrivare alla produzione delle prime serie limitate dei prodotti (o servizi). Una prima tappa e’ stata la grande mostra / festival al Palafuksas, nel cuore del mercato di Porta Palazzo a Torino.

In queste pagine avete una versione cartacea (ridotta e minimale) del diario di lavoro (tenuto sottoforma digitale usando gli utensili di Google Maps). I soggetti coinvolti, le persone, gli incontri, le parti che hanno funzionato bene nonché gli innumerevoli passi falsi e imprevisti. Di tutto e di più anche sul sito torinogeodesign.net
Una maniera diversa di pensare e intendere il design e il mondo del progetto. Un processo sperimentale per fare entrare in risonanza le energie più interessanti di una città con una disciplina (quella del design) in completa trasformazione. I primi risultati sono più che soddisfacenti, dove porterà questo progetto, forse è ancora troppo presto per poterlo dire.

Scarica il pdf per visualizare la mappa digitale con i progetti da Torino, dall’Europa, e il mondo

========================================

EUROPA

1. Torino, piazza Solferino, prima sede di Torino World Design Capital 2008. Primi incontri con Paola Zini e il comitato organizzatore di TWDC08. S’inizia a ragionare su una mostra/evento che lavori su un’idea di design diversa da quella che s’intende normalmente.
2. Milano, via Cascia, Id-lab. Sull’asse Torino – Milano. Si mette a punto la struttura generale: un triangolo concettuale che metta insieme le comunità locali, i designer e le aziende.
3. Torino, Piazza Palazzo di Città, Municipio. Il sindaco Chiamparino si appassiona al progetto. Questa idea di avere i designer che lavorano con le comunità gli piace molto: quindi, fatemi capire, alla fine abbiamo che il designer disegna i vespasiani per Porta Palazzo?
4. Milano, via Donizetti, studio Boeri. Il progetto prende forma. Visto l’indirizzo, il coinvolgimento di Stefano Boeri sembra a tutti la cosa più naturale e ovvia.
5. Torino, Piazza Palazzo di Città, Municipio. Paola Zini organizza l’incontro Chiamparino / Boeri: i due si piacciono. L’insieme prende velocità.
6. Torino, via Corte d’Appello, assessorato alla Politiche dell’Integrazione. Chiamparino ci rimbalza su Ilda Curti, Assessore alle Politiche dell’Integrazione. Quando il supporto politico lavora su molteplici livelli, il tutto diventa realmente forte e sensato.
7. Napoli, Vesuvio. Da Napoli arriva Lucia Tozzi, critica, intellettuale, libera pensatrice. Il gruppo di lavoro è all’incirca costituito: Boeri + Stefano Mirti e Lucia Tozzi a definire la curatela. Id-Lab a processare tutte le questioni logistico-organizzative.
8. Porta Palazzo, sede di The Gate. Incontriamo Luca Cianfriglia, il direttore. Altro personaggio fondamentale di tutta questa storia. Lui lavora con una quantità infinita di comunità di stranieri che vivono e lavorano a Torino.
9. Da Londra, Hans Obrist e Rem Koolhaas partecipano ai lavori della giuria che seleziona le circa duecento candidature pervenute. Un centinaio sono di qualità eccellente. Ridurle al numero desiderato è un’operazione dolorosa.

========================================

MONDO

1. Naoto Fukasawa, Tokyo.
Naoto Fukasawa lavora, in collaborazione con Danese, al fianco della comunità degli studenti Erasmus di Torino. Studente Erasmus: il vivere con altre persone non per scelta ma per costrizione. Ambienti, oggetti, un universo di soluzioni necessarie e possibili.

2. Jasper Morrison, Londra.
Jasper Morrison ha lavorato con la comunità di Piazza Madama Cristina, a San Salvario. Il tema: usare lo spazio del mercato quando il mercato non c’è. Ci sono altre possibilità oltre al parcheggio non autorizzato?

3. Sahar Madanat, Giordania.
Sahar Madanat, designer d’origine giordana con base a San Francisco, in collaborazione con Martini S.p.a., ha lavorato alla progettazione di utensili per lo storico bagno turco di via Fiochetto. Ovvero il design che entra nel mondo del vapore e della cura del corpo.

4. Wei Weng + 3 Gatti, Cina.
I progettisti di Shanghai vengono messi a lavorare con Lucifero (azienda specializzata nel mondo della luce) e con la comunità peruviana torinese. Ideazione, prototipazione e costruzione di uno strumento in grado di comunicare la forte identità della comunità peruviana residente a Torino.

5. Gianfranco Cavaglià, Torino.
L’architetto torinese, con il supporto di Azetagroup, ha lavorato per la comunità dei residenti delle case popolari di via Parendo. Tema apparentemente facile (la progettazione di uno stendipanni per i balconi trasformati in veranda) in verità difficilissimo. Il risultato? Eccellente.

6. Jonathan Olivares, Cambridge.
Il designer statunitense alle prese nel workshop con la comunità rumena di Torino, progettando soluzioni progettuali per gli spazi di Fratia, la principale associazione rumena torinese. Ovvero, nuovi orizzonti per l’oggetto “tappeto”.

7. Sami Rintala, Oslo.
Sami Rintala ha raccolto la sfida di progettare con il supporto di Azetagroup, un banco + copertura minima per i venditori del mercato del Balon. Anche qui, tema apparentemente semplice dalla risposta necessariamente complessa

8. Bruce Sterling, San Francisco.
La sfida raccolta da Bruce Sterling è stata quella di progettare, assieme a ToShare, Odoardo Fioravanti e Radio Flash, un format radiofonico per la comunità africana di Torino. Ricette, acconciature, musica, produzioni cinematografiche di Nollywood con la comunità africana torinese….

========================================

TORINO

1. Comunità dei Ciclisti Urbani.
Luk è il sistema antifurto integrato con i pali della segnaletica verticale.
È stato disegnato da Giulio Iacchetti in collaborazione con Extravega e con la comunità dei ciclisti urbani torinesi.

2. Bocciofila del Circolo del Mossetto.
Le bocce di bronzo colorate progettate da Marti Guixè in collaborazione con Saporiti Italia per la comunità delle bocciofile. Bocce colorate? Perché? Semplice” durante la trasmissione televisiva dei campionati, le sfere colorate si vedono molto meglio…

3. Scuola di Capoeira.
La comunità brasiliana torinese era alla ricerca di un Berimbau dal suono codificabile. Il risultato del workshop condotto da Vered Zaykovsky con la collaborazione di Civico13 e della modelleria Co.mo.r è quello di un Berimbau non tradizionale, realizzato in fibra di vetro e carbonio.

========================================