Ascolta il Mondo Sotto Le Suole

Laura Di Summa & Achille Varzi

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St Louis, Missouri. Photo Robert A. Melnick
Nel 1994 ROBERTO CASATI e ACHILLE VARZI pubblicano con MIT press un libro intitolato Holes and Other Superficialities. È lo stesso anno in cui esce un libro fotografico sui tombini, sulla grafica dei tombini, sulla loro bellezza nella loro varietà.

Ecco, c’è una meravigliosa metafisica fondata sui buchi e una quantità di tombini tale da non poterli ignorare – ed è anche una questione di qualità, un’estrema qualità dei buchi. Essere un tombino è un’implicazione inevitabile sull’atto principale di vivere in una città, ovvero camminarci dentro e farlo è un percorso a ostacoli su buchi, buchi urbani.

Proviamo a darne una didascalia, qualcosa che ricordi quanta teoria sta dietro a un buco, quanto esista un’architettura alla rovescia, quanto tutto questo possa essere un sogno.

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Lousville, Kentucky. Photo Robert A. Melnick

Errori immateriali
Partiamo dall’inizio; tutti percepiamo l’esistenza di buchi, ma non la loro materia. Il buco è quello che non c’è. Il primo passo è fare finta, mentire e mentire nei buchi è un modo per semplificare: dico buco per non mettermi a parlare di tutto quello che sta intorno, di un perimetro che comprende anche il sotto, il coperto.

Oppure si può scegliere la via dell’imperfezione, i buchi sono gap, errori e gli errori sono tanto umani quanto accettabili. Infine non si dice nulla; il buco è complementare, il complementare. Quello che sfila appena più in basso dei marciapiedi. Sono i tombini e la sfilata è una passeggiata in città.

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Berkeley, California. Photo Robert A. Melnick

Costruire all’inverso
Città, sono loro. Forme in costruzione verticale, superficie in estensione orizzontale. Oggetti fruibili, utili, composti. Ma verticale e orizzontale sono vettori di potenza infinita, si estendono a lungo, fino all’inferiore; non gli inferi, ma il mondo di sotto, la cui comparsa improvvisa determina uno stupore dall’origine semplice. Costruire all’inverso è iniziare a scavare, scoprire nei buchi le prime tane, quelle più sicure, più umane che animali.

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Lousiville, Kentucky. Photo Robert A. Melnick

Il vuoto di sotto
Le città sono organismi deboli che crescono sui buchi. Sono palafitte culturali cresciute sulla storia. Catacombe, ingressi alle piramidi, città sotterranee che invertono il cielo con la terra. È inutile, saper fare dei buchi è un meccanismo evoluzionistico, saper far buchi seleziona. I migliori buchi sono dei modelli, progetti. Modelli urbani, appunto.

Piccoli scavi, buchi di diversa estensione, buchi come chiave magica alla città eterna, quella che non vediamo mai, ma di cui non si può dubitare. Sotto i tombini fogne, cavi, riscaldamento, ciò che non vediamo è sempre, indubitabilmente fondamentale.

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New York City. Photo Robert A. Melnick

Storie senza epoca
Sopra i tombini poche scritte per l’identità di un buco. Ma lì sotto, dove si spegne il sogno umano e si accende il sogno urbano, qualcosa viene custodito. È la democrazia invisibile dello spazio. Sotto terra si dissolvono i limitimargine della luminosità, la linea dell’orizzonte. La rivoluzione del buco è aver reinventato lo spazio annullandolo, è aver ricomposto il tempo eliminando la cronologia. I tombini sono tutti, incredibilmente senza epoca.

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Los Angeles Water, photo Robert A. Melnick

Forme senza fine
Il buco sono i buchi. Così come la metafisica sono le metafisiche. Il pensiero si muove su un percorso fatto di cavità, di spazi che si riempiono e altri che si svuotano. Razionale e percettivo stanno insieme nello stesso buco, sono sia i progetti finemente tessuti su fogli da disegno sia esperienze per cui una passeggiata è una forma sufficiente di intuizione. Le due città nello stesso buco, sensibilità fallibile e razionalità infallibile. E solo ora capiamo che i buchi hanno margini e perimetro, ma non una fine.

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Topek, Kansas, photo Robert A. Melnick

Indelebili verità
Nessuno può falsificare un buco. Ho visto bambini calpestarli con regolarità assillante, ho pensato che lo facessero per crescere, per dare un ritmo adulto a passi instabili. Stavano costruendo una verità regolare.

Forse sono stata uno di questi bambini e forse la regolarità me la sono inventata molto più tardi. Quando ho iniziato a pensare che anche il vuoto fosse un evento e che questo evento stava appena al di sotto di un coperchio. Un pesante coperchio in bassorilievo con sopra disegni fatti per non essere esposti. Ecco, ho iniziato a farci attenzione, esattamente come quando ero bambina.

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Beaumont, Texas. Traffic button. Not a manhole cover, but a good place to stop. Photo Robert A. Melnick

Immaginazione
Alice è caduta in un buco, si è aperto il Paese delle Meraviglie, un mondo dall’ingresso angusto, solo che è un sogno che non si può dimenticare. I buchi sono cavità per riempire la memoria di immaginazione. Così l’immaginazione smette di volare in alto, i castelli sulle nuvole si rovesciano, le guglie toccano il fondo più scuro, quel sogno di città sotterranea che, molto semplicemente, non abbiamo mai visto. Ma ora sappiamo dov’è, dove sono le porte; decine, in una sola passeggiata.