Design Thinking…
…e perché è fondamentale che non sia solo competenza dei designers
Arnold Wasserman

Arnold Wasserman leading non-designers in a Design Thinking Charrette Workshop
Quello che quasi tutti pensano quando si parla di “design” ha a che fare con oggetti materiali – dalle sedie di Arne Jacobson fino agli iPhone, dalla moda di H&M alla Smart, dai musei di Frank Gehry alle comunità ambientaliste sostenibili.
Oggi il design si evolve su nuovi percorsi, a ritmo sempre più rapido, sfumando i classici confini del design e fondendo le ambiguità tra design come prodotto – oggetti fisici, tangibili – e il design come processo – un modo di pensare, un insieme di capacità cognitive, di metodi, di strumenti e di tecniche dal valore intrinseco.
tutti possono imparare il “design thinking”, e i designer dovrebbero diffonderne la pratica attraverso un approccio che mira alla collaborazione, non solo indirizzato a professionisti di altre discipline, ma anche con non-designer – un metodo conosciuto come ‘co-design’
Quelli tra noi che si sono formati in scuole di design e lavorano ogni giorno in studi di design – designer industriali, architetti, designer della comunicazione, digital media designer – sanno tacitamente cosa vuol dire pensare da designer. Lo facciamo tutti i giorni (anche se bisogna dire che pochi designer sviluppano un pensiero critico sul processo stesso o conoscono l’epistemologia della materia).
Quello di cui non ci rendiamo conto è quanto il nostro modo di pensare sia alieno per i non-designer, e quanto possa essere efficace come metodologia cognitiva applicabile a contesti ben lontani dagli orizzonti tradizionali del design, come la sanità, la trasformazione della didattica e lo sviluppo sostenibile – fino a scale più vaste di pianificazione strategica, trasformazione organizzativa e politiche pubbliche.
Nella sua forma più semplice, design thinking vuol dire attivare dei processi per ottenere una comprensione più approfondita della gente e dei loro bisogni, costruire preveggenza strategica, scoprire nuove opportunità, generare possibilità creative, inventare valide soluzioni innovative, e presentarle al mondo come innovazioni adottabili su più scale. Nel contesto applicativo, il processo mentale del design si avvale di un ampio repertorio di metodi, strumenti e tecniche – raffigurate, solitamente, attraverso un modello di sviluppo a spirale e iterativo, di cui queste illustrazioni sono un tipico esempio:
Tre principi del processo mentale del design guidano il mio lavoro. Il primo è che i designer dovrebbero applicare il design thinking per migliorare la vita molto al di là dei classici confini del design. Il secondo è che tutti possono imparare il “design thinking”, e i designer dovrebbero diffonderne la pratica attraverso un approccio che mira alla collaborazione, non solo indirizzato a professionisti di altre discipline, ma anche con non-designer – un metodo conosciuto come “co-design”. Per ultimo, questo processo mentale dovrebbe essere incluso nei programmi scolastici dall’asilo alla maturità, sia come materia in sé che come struttura pedagogica propedeutica all’insegnamento stesso.














