Una stagione all’inferno

Cluster incontra Kenneth Aronson, conceptual strategist e fondatore di Hell.com

Domenico Quaranta

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Torino come “Villa Hell”. Courtesy Kenneth Aronson.

Il caso Hell.com esplode nel 1999. I Media cominciano a parlare di uno strano sito, nero come la notte e senza contenuti visibili. Il Vagabondo deve inserire il suo indirizzo email: se è fortunato, e se la coda all’ingresso non è troppo lunga, qualche giorno dopo verrà invitato per una visita. All’Inferno.

Secondo la leggenda, il Fondatore registra il dominio nell’agosto 1995. Per qualche mese, l’Inferno resta vuoto, un buco nero nella Rete. Poi il Fondatore ci raccoglie una comunità di amici, per lo più artisti, che lo decorano con lavori che vogliono “privati”, lontani da occhi indiscreti. I Residenti. L’Inferno diventa “una rete privata parallela”, “una anti-rete che vendeva e promuoveva il Nulla e non era accessibile al pubblico”. Ma un indirizzo del genere non può passare inosservato. La fila all’ingresso si allunga all’inverosimile, creando al Fondatore seri problemi di gestione. I Magnati lo corteggiano, sognando il Grande Portale, magari con, sulla soglia, una scritta: “Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate.” Poi accade l’imprevisto: arrivano i Ladroni, che scendono all’Inferno e ne copiano il contenuto, ripubblicandolo sul loro sito. In realtà, i Ladroni sono Guerriglieri che lottano per la libertà in rete, per la condivisione dell’arte e della vita. Il “loro” Hell.com è un “una rete parallela libera, accessibile a tutti.” La Guerra oppone due concezioni del mondo, e le ferite sono ancora aperte.

Oggi l’Inferno c’è ancora, ma non se ne parla più. Cluster è andato a cercarne il Fondatore, per chiedergli cosa pensava allora e come la pensa ora.

DQ: Quando sei entrato in rete per la prima volta? che impressione ti ha fatto?
KA: Nel 1994. Sin dalle primissime pagine web, grigie con i link blu, mi è stato chiaro che questo mezzo di comunicazione sarebbe diventato un’incubatrice senza precedenti storici di una spudorata autopropaganda, di un affarismo virale, di contenuti senza valore, avidità, oscenità e spazzatura.

Sin dalle primissime pagine web, grigie con i link blu, mi è stato chiaro che questo mezzo di comunicazione sarebbe diventato un’incubatrice senza precedenti storici di una spudorata autopropaganda, di un affarismo virale, di contenuti senza valore, avidità, oscenità e spazzatura

DQ: Hell.com mi ha sempre dato l’impressione di una paradossale isola di libertà, paradossale perché questa libertà è l’opposto della libertà della rete, nascendo non dall’apertura, ma dalla chiusura. Credi che ci sia ancora spazio per – e bisogno di – isole di questo tipo?
KA: Idealisticamente, “spero” senza dubbio che nell’umanità esista qualcosa di più profondo della “vendita” di idee, e prodotti che non servono a nessuno.
Ogni altra specie vivente del pianeta beve SOLO acqua. Eppure gli esseri umani hanno inventato decine di migliaia di bevande… sorprendentemente milioni di persone lavorano in conseguenza della necessità artificiale di trasportare acqua griffata da una parte all’altra del globo. Allora, forse è vero che la nostra specie è così priva di senso.

DQ: Qualche anno fa girava la voce che avreste venduto il dominio. Avete registrato no-such.com, e c’è stata addirittura un’asta online. Ma Hell.com è sempre lo stesso. Perché?
KA: Hell.com è un progetto privato, ma è stato collocato all’indirizzo più visibile sul web. Questo per noi era un difetto, ma con un valore considerevole … che poteva essere scambiato con risorse per sostenere ulteriormente gli obiettivi del progetto. Sfortunatamente, ho rimandato l’annuncio della vendita per fare un favore ad un amico giornalista a cui avevo promesso l’esclusiva sul Wall Street Journal… Nello stesso periodo c’è stato il crollo del dot com e ciò che valeva 8 milioni era diventato vendibile ad un paio di milioni soltanto… quindi ho deciso di aspettare la ripresa del mercato.

DQ: E perchè dopo un anno (1999) di parossismo, hell.com è ricaduto nel silenzio?
KA: Hell.com riguarda la creazione di una nuova possibilità per gli esseri umani. Essendo una comunità, è formato da persone di tutte le discipline provenienti da una varietà di ambiti. La stampa ha scoperto l’aspetto visivo del web e ha presunto erroneamente che avesse a che fare con l’arte, ovvero l’antitesi del progetto stesso… Per il pubblico QUELLO è diventato ciò che Hell.com è… Questa non è mai stata la realtà… e quando quella fase del progetto è stata completata… la gente ha semplicemente pensato che fosse scomparso. [il che era infatti lo scopo del trasferimento del progetto al di fuori del web nel 2000.]

Idealisticamente, “spero” senza dubbio che nell’umanità esista qualcosa di più profondo della “vendita” di idee, e prodotti che non servono a nessuno

DQ. Tornando alla dinamica aperto vs chiuso, pubblico vs privato: come hai letto il plagio della tua “rete privata” da parte di 0100101110101101.org? e come lo rileggi oggi, alla luce dell’evoluzione della rete e del loro lavoro successivo?
KA. Non conosco il loro lavoro, dal momento che non seguo net.art … ma credo di avere già risposto a questo con la prima domanda… riguardo la mia prima impressione a proposito della rete.
In realtà ho sempre pensato che 0100101110101101.org fosse un’azienda italiana di PR e che stesse lanciando una trovata pubblicitaria… per affermarsi.
Mi ha infastidito a morte il fatto che si siano “appropriati” dell’opera per profitto commerciale di alcuni dei nostri membri, che erano “persone piacevoli” incredibilmente di talento e che lottavano per sopravvivere.
Ora che si reputano “artisti” è una cocente delusione, pensavo fossero molto più in gamba. Storicamente gli artisti si sono calpestati a vicenda nel tentativo di accaparrarsi le poche briciole gettate dal tavolo della società, ma in un’arena che al massimo crea prodotti privi di valore… Il fatto che abbiano fatto tutto questo solo per ego… è masturbazione.

DQ. Di cosa si occupa ora Ken Aronson?
KA. Della stessa identica cosa. [anche se in modo molto meno visibile ;-]
Sto proseguendo il viaggio che ho iniziato nel 1995… riunisco persone di talento, lungimiranza e intelligenza per creare una realtà alternativa.