“Farica 16”: la prima mostra personale in Italia di Daniele Puppi realizzata per l’Hangar Bicocca a Milano

martedì, febbraio 5, 2008 16:06

Pubblicato originariamente da Cluster, scritto da Rebecca Treves
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foto da Hangar Bicocca

Entrando nell’Hangar Bicocca si rimane sorpresi dalla grandezza e dalla compattezza del suo spazio. 15000 metri quadrati, lunghi tetti, tubi, lamine, ferro e mattoni dividono questo enorme stabilimento in lunghi corridoi vuoti. Lo spazio è ripetitivo e imponente, un po’ dispersivo, ma squadrato e ordinato, come solo un’officina di lavoro richiede. I progettisti hanno deciso, nella riconversione di questo stabilimento, di mantenere le sue forme e le sue caratteristiche di officina, una volta dedicata alla produzione di bobine per i motori elettrici dei treni del Gruppo Ansaldo. Sono ancora evidenti, infatti le caratteristiche architettoniche, ma anche i particolari interni, le pareti disordinate, i tubi e i ferri sporgenti. I materiali stessi e i colori ricordano e rimandano l’immagine visiva indietro nel tempo.

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foto da Hangar Bicocca
Il “Progetto Bicocca” è nato negli anni ’80 per la riqualificazione dell’intera area industriale del quartiere a Nord di Milano. La riconversione ha mirato ad attirare in quest’area l’interesse di un vasto pubblico, cercando di rafforzare il rapporto dei cittadini stessi con il territorio urbano e parallelamente di dar via ad una spinta artistica che rendesse vivo e dinamico questo quartiere. Fra i vari progetti l’Università di Milano Bicocca, il Teatro degli Arcimboldi, il cinema Europlex, e appunto L’Hangar Bicocca. Quest’ultimo si presenta come il centro artistico di questa zona di Milano, polo delle energie e delle avanguardie artistiche italiane e straniere, interessate a sperimentare nuove forme di comunicazione e di espressione. Il progetto non ricercava un luogo statico e monotematico, ma uno spazio capace di attirare l’attenzione di tutta la città, per diventare polo d’attrazione di avanguardie internazionali e iniziative di ricerca legate alla cultura, all’arte, alla musica, allo sport e al teatro. Oltre a esposizioni, installazioni, mostre, ed eventi il progetto punta ad avvicinare l’espressione della creatività contemporanea alle esigenze delle domande della nostra società.
L’Hangar Bicocca non è a mio avviso uno spazio facile, eppure è perfetto per ospitare le forme di arte contemporanea che sembrano interessarsi sempre più ad uno stretto rapporto con lo spazio e con il luogo in cui vengono esposte. L’artista ricerca nel luogo stesso la fonte di ispirazione per il suo progetto e cerca, con la sua opera, di infondere a chi entra nell’Hangar un’emozione pluridimensionale. Non si parla più solamente di mera contemplazione di opere d’arte, ma è coinvolgimento, fisico, mentale, visivo, uditivo quello a cui partecipa il pubblico. È un’esperienza unica; lo spazio è così grande in questa officina che l’artista per primo studia il luogo e elabora il suo progetto site-specific, in maniera irripetibile e in stretto rapporto con ciò che il luogo gli trasmette in quel momento. Trova un significato unico per la sua opera.
Proprio in questi giorni l’Hangar ospita la prima mostra personale in Italia di Daniele Puppi, che ha realizzato appositamente per questo luogo l’opera “Fatica 16”. Il lavoro dell’artista consiste in un’installazione video sonora creta dall’incontro diretto con lo spazio, con le sue forme, le sue luci, le sue potenzialità e i suoi limiti. L’intento principale di quest’opera è quello di trasformare lo spazio oggettivo con un’illusione percettiva molto forte. L’artista ha utilizzato sette proiettori: “Sette come le note musicali”, precisa lui, ma anche sette come i tetti dell’hangar. Così l’immagine proiettata in fondo al capannone invade tutta la sala, accompagna lo sguardo dello spettatore che avanza nell’interezza dello spazio. Un suono fortissimo accompagna il tutto, intontendo inizialmente, ma accendendo l’attenzione e una forte emozione nello spettatore. Questo battito è ritmato e regolare, come se fosse il battito del cuore; rimane impresso nello spettatore, come dopo una grande fatica. È sorprendente quanto Puppi riesca a riempire l’enorme vuoto dell’hangar, giocando con le sensazioni e le emozioni del pubblico, annullando quasi l’ampiezza del luogo e amplificandola nello stesso tempo al massimo.

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foto da Hangar Bicocca

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foto da Hangar Bicocca

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